Spettacoli
Notte Grecanica
Il Vento dei Miti
La Compagnia teatrale Scena Nuda presenterá lo spettacolo Il Vento dei Miti, con la partecipazione speciale di Antonio Salines, dove Poesia, Musica e Danza si fondono con la magia degli dei, immergendo il pubblico in un tempo passato.
Il Vento dei Miti
Notte di poesia musica e danza nella magia dei classici Greci
Il mito è un ingrediente vitale della civiltà umana;
non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo.
Bronislaw Malinowski
Lo spettacolo si propone di mettere in evidenza la grandiosità della nostra madre Grecia, attraverso quattro racconti estrapolati dalle Metamorfosi d'Ovidio che, legati tra loro dal tema Amore, s’intrecciano con la danza ed il canto su musiche greche riarrangiate.
I Racconti:
Glauco e Scilla. Glauco era un pescatore, forse il figlio di Poseidone, il dio del mare. Un giorno, mentre si riposava, mangiò dell'erba e sentì una fortissima passione per la vita marina: abbandonò la terra trasformandosi in una creatura divina. Scilla era una fanciulla bellissima e appena Glauco la vide, mentre si rinfrescava in una caletta d'acqua, se ne innamorò, ma Scilla fuggì rifiutandolo. Glauco chiese aiuto alla maga Circe affinché preparasse un filtro d'amore per conquistare la bella fanciulla. Ma la maga, s'invaghì di lui e, vistasi rifiutata, decise di vendicarsi su Scilla. Con erbe malefiche preparò una pozione e la fanciulla si trasformò in un orribile mostro con sei teste e cani latranti che le spuntavano dai fianchi. Da quel giorno terrorizzò e uccise i naviganti. Glauco disperato per il destino dell'amata fuggì.
Filemone e Bauci. Un giorno Zeus ed Ermes scesero sulla Terra per vedere come vivessero gli uomini. Travestiti da mendicanti, i due dei bussarono alla porta di molte case, ma nessuno si offriva di ospitarli. Alla fine arrivarono davanti ad una piccola capanna, bussarono alla porta e vennero accolti da un'anziana coppia di sposi: Filemone e Bauci. I due vecchietti divisero con gli dei il loro modesto pasto. Mentre mangiavano accaddero dei prodigi. I coniugi, accortisi che i loro ospiti non erano comuni mortali, proposero di cucinare la loro unica oca che faceva la guardia alla capanna. Gli dei commossi dalla bontà dei due sposi, rivelarono la loro identità, trasformarono la capanna in un tempio ed esaudirono il loro più grande desiderio: vivere nel tempio del dio per custodire il suo santuario rimanendo uniti anche dopo la morte. I due sposi morirono insieme: Filemone fu trasformato in quercia e Bauci in tiglio, due alberi dai rami intrecciati che spuntavano da un unico tronco.
Ero e Leandro. Le città di Sesto ed Abido, che sorgevano una di fronte all'altra sulle due opposte rive dell'Ellesponto, erano separate da un breve braccio di mare. Vicino Sesto si trovava una torre nella quale viveva in solitudine la bellissima Ero, sacerdotessa consacrata ad Afrodite. Giunse il giorno della grande festa in onore di Adone ed Afrodite, e la vergine incontrò Leandro, di Abido, che cercò il suo sguardo d'amore. Ero, per la prima volta, volse più volte gli occhi sul suo tacito ammiratore e si fece corteggiare. Ero esponeva una lampada alla sommità della torre; alla vista di quella luce Leandro si tuffava in acqua per raggiungere l'amata. La notte allestiva loro le nozze. Ma breve tempo durò la loro vita. Una notte, il mare si mescolava al cielo ed il misero Leandro, tra gorghi implacabili affogò. Ero aspettava insonne nell'alcova. Venne l'aurora e proprio ai piedi della torre, Ero vide il corpo del consorte lacerato dagli scogli, senza vita e si lanciò a capofitto per condividerne la sorte.
Orfeo ed Euridice. Orfeo, figlio di Calliope, una delle Nove Muse e ispiratrice della poesia dalla madre apprese il dono di trarre dalla cetra accordi soavi e suoni delicati. Reduce dalla mitica impresa degli Argonauti (il Vello d'Oro), sposò la dolce ninfa Euridice. Privato della moglie, morta a causa delle insidie di uno spasimante respinto, Orfeo tentò, inutilmente, di riprendersi la sposa dall'Averno, il regno dei morti, ma per uno scherzo del destino la perse per sempre e da allora si ritirò sull’alto Ròdope.

